Quante balle sulle bolle
Il dibattito sul successore di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve si è fatto più aspro e più ideologico. Tra i due principali contendenti, Janet Yellen viene criticata perché donna e perché troppo vicina a Helicopter Ben, quindi farebbe una politica monetaria interventista e lassista secondo i critici i quali continuano ad agitare lo spettro di un’inflazione che non si materializza non solo perché la piena occupazione è lontana (i senza lavoro americani sono ancora al 7,4 per cento), ma perché sono avvenuti cambiamenti che i monetaristi ortodossi sottovalutano.
12 AGO 20

Il dibattito sul successore di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve si è fatto più aspro e più ideologico. Tra i due principali contendenti, Janet Yellen viene criticata perché donna e perché troppo vicina a Helicopter Ben, quindi farebbe una politica monetaria interventista e lassista secondo i critici i quali continuano ad agitare lo spettro di un’inflazione che non si materializza non solo perché la piena occupazione è lontana (i senza lavoro americani sono ancora al 7,4 per cento), ma perché sono avvenuti cambiamenti che i monetaristi ortodossi sottovalutano. Larry Summers, invece, sarebbe troppo amico di Wall Street e, soprattutto, è il tardo epigono dell’èra clintoniana che fu di crescita e benessere, ma anche incubatrice dei guai successivi. Una critica che accomuna destra e sinistra, con tutte le contraddizioni del caso.
Appassionati dal nuovo teatrino politico-economico, pochi negli Stati Uniti (e ancor meno altrove) hanno fatto caso all’ultimo aggiornamento sull’economia americana che ha rivalutato il prodotto lordo del 3,6 per cento, ha attenuato la recessione del 2009 e portato al 2,8 per cento la crescita del 2012. Magia della sempre mendace statistica? Il fatto è che il Bureau of Economic Analysis ha dato il giusto peso alla proprietà intellettuale, uno dei fattori fondamentali della leadership americana e la molla numero uno dell’innovazione in tutti i campi. Da Hollywood alla Silicon Valley, dagli atelier di Soho alle università Ivy League, gli Stati Uniti attirano talenti e generano creazioni che spesso diventano affari colossali. Non si tratta di accademia, al contrario è fondamentale per definire la politica fiscale e la politica monetaria. Ed è proprio questo che tiene ancora lontano il primato americano dalla rincorsa cinese.
Qualunque discussione sulla crisi, sul dopo crisi, sulla globalizzazione e le sue “guerre di mercato”, non può prescindere dai fattori di fondo. La nuova rivoluzione energetica che trasforma gli Stati Uniti in una grande potenza, il ritorno della manifattura anche grazie a innovazioni produttive (l’indice del settore a luglio ha mostrato la crescita più elevata degli ultimi due anni), tutto ciò spiazza gli analisti lamentosi e iettatori alla Roubini o rende tristemente ripetitiva la querelle sulle bolle vecchie e nuove che, per lo più, nascondono grandi balle.
Qualunque discussione sulla crisi, sul dopo crisi, sulla globalizzazione e le sue “guerre di mercato”, non può prescindere dai fattori di fondo. La nuova rivoluzione energetica che trasforma gli Stati Uniti in una grande potenza, il ritorno della manifattura anche grazie a innovazioni produttive (l’indice del settore a luglio ha mostrato la crescita più elevata degli ultimi due anni), tutto ciò spiazza gli analisti lamentosi e iettatori alla Roubini o rende tristemente ripetitiva la querelle sulle bolle vecchie e nuove che, per lo più, nascondono grandi balle.